Riflessioni sulla relazione

Quanto e in che modo contribuiamo a rendere equilibrate le nostre relazioni ?

Non intendo dire che una relazione dovrebbe sempre essere “equilibrata”; né voglio creare una separazione tra relazioni equilibrate e relazioni non equilibrate, tra giusto e sbagliato o tra bene e male. Il non equilibrio e l’equilibrio fanno entrambi parte di una relazione. L’unità dei poli opposti consente alla relazione di fluire.

IMG_2845Nella ricerca di una relazione che fa stare bene, quali parti di noi mettiamo in gioco ? Quali sono per noi gli ingredienti più importanti ? Cosa siamo disposti a dare e cosa siamo disposti a ricevere ?

Quando ci sentiamo soffocati a stare dentro la relazione è perché pensiamo di dare troppo. Ci siamo mai fermati a chiedere che tipo di relazione siamo disposti a costruire, cosa vogliamo veramente e cosa siamo disposti a fare per ottenerlo ? L’abbiamo mai chiesto a noi stessi ed esplicitato all’altro ? Quante volte diciamo sì, invece di dire no, e viceversa ?

Prendere consapevolezza di quanto “il non detto” influenza la relazione con noi e con l’altro è il primo passo verso la relazione. Le risposte sono dentro di noi, rimosse da abitudini, giudizi, pregiudizi, automatismi e aspettative.

Hellinger sostiene che “se in una relazione, qualsiasi essa sia, diamo più di quanto l’altro sia disposto a ricevere o pretendiamo di ricevere più di quanto l’altro sia disposto a dare la relazione ad un certo punto finisce”.

Nei momenti di rottura riteniamo che l’altro sia l’unico responsabile del nostro soffrire. Di conseguenza i processi sono inevitabili e, soprattutto, durano di più e con maggiore conflittualità e sofferenza per tutti, figli compresi.

L’attività di counseling può aiutare le persone a prendere consapevolezza ciascuno della parte messa nella relazione e di quanto l’altro sia lo specchio di ciò che non vogliamo vedere in noi stessi. Il conflitto non è la causa della sofferenza, ma il modo di approcciare a ciò che ci accade.

Spesso comunicazione verbale e non verbale non coincidono. Mentre l’avvocato guarda alla domanda del cliente, il counselor osserva la comunicazione incongruente e può intervenire in aiuto per comprendere meglio la richiesta.

Troppo spesso non sappiamo cosa vogliamo, oppure abbiamo troppa paura di sceglierlo. Esserne consapevoli con il cuore, e non con la mente, è un grande passo verso noi stessi e verso la risoluzione dei conflitti.

Francesca Todeschini

4 comments

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